il mio saluto alla chiusura di splinder


The very young world, Peggy Bacon, 1928

 

Quali radici hanno in noi pensiero e poesia? Per il momento, più che cercare la loro definizione, ci interessa la necessità, l’estrema necessità, che le due forme della parola possono colmare. Qual è l’indigenza d’amore alla quale mettono riparo? E tra le due necessità, qual è la più profonda, sorta nei recessi più nascosti della vita umana? Quale la più imprescindibile?
Se il pensiero è nato solo dalla meraviglia, secondo quanto tramandato da testi illustri, non si spiega certo facilmente come ben presto abbia preso forma di filosofia sistematica; non si spiega neanche come una delle sue migliori virtù sia stata l’astrazione, questa idealità conseguita con lo sguardo, sì, ma con un genere di sguardo che ormai ha cessato di vedere le cose. Perché lo stupore che produce in noi la generosa esistenza  della vita che ci circonda è tale da non permettere un così rapido distacco dalle molteplici meraviglie che l’hanno suscitato. E proprio come la vita, tale stupore è infinito, insaziabile e non disposto a decretare la propria morte.

da Filosofia e poesia, Maria Zambrano, Pendragon, trad.di Lucio Sessa

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