Primavera, è tardi


al Gran Sasso, foto di Lorenzo Gramaccioni

Amore che mi guardi

da muri ciechi, scendi da specchiere
nere, mi scuoti: – Primavera è tardi,
corri, che l’azalea vuole sfiorire.-
– Dove mi chiami, rosa, non ho voglia,
ho sonno e sono stanco di partire.
La scena è pronta, affàcciati alla soglia
dei tuoi armadi. Ridammi il lampo scuro,
il gambo della breve fioritura.-
L’urlo del fiore che stanotte è solo.

da Stanze sulla polveriera, Pietro Cimatti, Rusconi

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