all’avventura

foto di Alan Philip Müller

Usciva dalla stretta oscura. In verità ne era già uscito più d’una volta. Se la sarebbe cavata ancora. I trattati dedicati all’avventura dello spirito si sbagliavano assegnandole fasi successive: tutte, al contrario, si mescolavano; tutto era soggetto a ripetizioni e a reiterazioni infinite. La ricerca dello spirito girava a vuoto. A Basilea, una volta, e in molti altri luoghi, aveva conosciuto lo stesso smarrimento. Le stesse verità erano state apprese più d’una volta. Ma l’esperienza era cumulativa: il passo alla lunga si faceva più sicuro; l’occhio vedeva più lontano dentro certe tenebre, lo spirito constatava almeno certe leggi. Come accade a chi sale su per il pendio d’una montagna o ne discenda, egli s’innalzava o inabissava senza mutar posto; tutt’al più, a ogni svolta, lo stesso abisso si apriva ora a destra ora a sinistra. L’ascender si avvertiva solo dall’aria rarefatta e dalle nuove cime che spuntavano dietro quelle che sembravano precludere l’orizzonte. La nozione di ascesa o di discesa era falsa: gli astri brillavano in basso come in alto; si trovava contemporaneamente sul fondo e al centro della voragine. L’abisso era allo stesso tempo al di là della sfera celeste e all’interno della volta ossea. Si aveva la sensazione che tutto accadesse in fondo a una serie infinita di curve chiuse.

da L’opera al nero, Marguerite Yourcenar, Feltrinelli, trad.Marcello Mongardo

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