milano, 12 aprile 1956

Noi e le cose siamo legate da un misterioso piacere, “ce plaisir special” di cui parla Proust a proposito dei campanili di Martinville. “En constatant, en notant la forme de leure flèche, le déplacement de leurs lignes, l’ensoleillement de leur surface, je sentais que je n’allais pas au bout de mon impression, que quelche chose était derrière ce mouvement, derrère cette clarté, quelche chose qu’ils semblaient contenir et derober à la fois.”
Non qualcosa “dietro”, ma qualcosa che si è occultata o che si è sedimentata e che bisogna ora disoccultare, nel presente, per l’avvenire. tutta la nostra vita, come presenza evidente, è il risvegliarsi e il chiarirsi del passato: è temps retrouvé. La verità che dormiva si trasforma, diventa verità tipica, figura essenziale. ma continua, risvegliandosi, a cercarsi, a correggersi nelle reciproche relazioni che la costituiscono, a cercare un compimento, un telos.

da Diario fenomenologico, Enzo Paci, Il Saggiatore

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