Città d’isola

Città d’isola
sommersa nel mio cuore,
ecco discendo nell’antica luce
delle maree, presso sepolcri
in riva d’acque
che una letizia scioglie
d’alberi sognati.

Mi chiamo: si specchia
un suono in amorosa eco,
e il segreto n’è dolce,
il trasalire
in ampie frane d’aria.

Una stanchezza s’abbandona
in me precoci rinascite,
la consueta pena d’esser mio
in un’ora al tempo straniera
ed infinita.

E i tuoi morti sento
nei gelosi battiti
di vene vegetali
fatti men fondi,

un respirare assorto di narici.

da Naufragi e Relitti, Salvatore Quasimodo, La città di Perla

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