Il tempo di Lindbergh

Percani trasformò l’impresa sportiva di quel trasvolatore solitario dell’Atlantico in un mal di vivere con cui devo fare i conti ogni volta che il sole vira a occidente, quando tutto arancione, lo vedo alterare la bella geometria del crepuscolo come un’ordinata che abbandoni l’ascissa.
“Fuggiva dal sole e entrava nella notte molto più rapidamente di noi, la percorreva. L’orologio sul quadro di bordo non parlava più americano, era stellare e i battiti del suo cuore d’acciaio diventavano negativi…”, così Percani soliloquiava accecato dalla lente. è chiaro, non era più lì. Io lo ascoltavo incantanto come si ascolta un mago…”Le navi risalgono il sole a passo di formica, vanno troppo piano, non ci si accorge di niente. Con gli uccelli a eliche va già molto meglio…Un giorno, a trecentomila chilometri al secondo, risaliremo indietro nel tempo. Vedremo Luigi XIV grattarsi l’orecchio, Villon ammazzare Sermoise, le piante liberarsi della tunica fossile e riprendere la loro statura, ridiventare seme, rinascere ancora e all’inverso. Si dirà: ho meno 20 anni! e in nastri vecchi della macchina per scrivere ringiovaniranno fino a non essere più. Non si dirà:è morto, ma è nato! è rientrato in sua madre, in suo padre e così via, fino a ritornare mollusco. I ricordi saranno il domani, si predirà il passato senza mai sbagliare. Gli ospedali vedranno uscire uomini sani, i mattatoi sforneranno pecore in serie come coperte di lana, vitelli con la testa non più in pinzimonio e scarpine sulla cute, maiali con il cordone ombelicale rovesciato. Non si dirà più “dopo guerra”ma “ante-guerra”. Bisognerà rivedere gli avverbi di tempo nei libri di grammatica e in tutte le coniugazioni. Diventerà difficile scrivere al passato e il condizionale avrà una brutta cera. La contraddizione non esisterà più, la sintesi neppure a parlarne. Le cose, ripresa la loro qualità essenziale, fuggiranno all’indietro nella notte, munite di passaporto personale. La chimica sarà mutilata e non potrà più combinare. La Gioconda rientrerà nel pugno di Vinci e Chartres finirà nel nulla. La bellezza si ridurrà alla pura espressione di se stessa: il volere nella mano di Dio”.

da Mi racconto il mare…, Leo Ferré, Lindau 2003, trad.di Giuseppe Gennari

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