esitazione o della densità del vuoto

“esitazione o della densità del vuoto”

da venerdì 15 giugno 2007 alle ore 17.00, quasi ogni pomeriggio,
sulla soglia della libreria un’installazione del precariato resistente.

Produzione lontano da casa

esitazione
o della densità del vuoto
una roba zen

camminare avanti e indietro di fronte ad una porta
senza decidersi ad entrare
poggiare a lungo la mano sulla maniglia e non girarla
stare sulla soglia insomma, né dentro né fuori
né dentro né fuori: esitare
l’esitazione dà luogo ad un punto intenso labile e prezioso
esatto e incalcolabile
felicemente carico di possibilità
esatto ma in-calco-labile
ripetibile come un punto-sensazione
astratto come una soglia
un buco aperto nel continuo pieno del muro
un confine un fosso

fa un salto che tutto cambia
oppure aspetta che il demone guardiano ti dia il permesso, kafka

esito: esco ed aderisco al risultato
esitazione: rimango sospeso
anzi non un punto ma un intorno d’indistinto
l’esitazione rarefà o addensa un intorno sulla linea di soglia
esito prima del salto di stato

sulla porta
linea geometrica astratta, densa, vuota, intensa
cui aderisco
né dentro né fuori
né dentro né fuori, esperienza dell’intorno
mai provata?

esito all’incrocio
su un piano piatto e privo d’indicazioni, prato o distesa di neve
davanti ai mille e mille dentifrici del supermercato
e meravigliosamente
prima di baciare per la prima volta una persona
la bacio o non la bacio?
esito nei passaggi da adolescente a giovane uomo
poi ancora nel diventare adulto
esito nella definizione di me
che i tanti contratti di lavoro rinnovabili e rinnovati danno
e nel mio sesso

è-sito utopico?
varco la soglia, linea geometrica astratta carica d’intensità
varco la soglia senza smettere di stare né dentro né fuori
rimanendo all’interno del né dentro né fuori
lavorando sulle dimensioni
estendendo le dimensioni di soglia
rendendole reali e passibili d’esperienza
con una figura poeticamente corretta

una sala grande, possibilmente alta. dal soffitto calano, fino a riempirla, tantissimi fili di plastica… chi ricorda le “tende antimosca”, quelle che d’estate si mettevano alle porte per tenerle aperte, ma chiuse agli insetti volanti, per far circolare l’aria ma non le mosche? riempire lo spazio di tende da macellaio, soglia continua a densità variabile: qui giungla là radura. magari ogni tanto lasciare un vuoto, giusto per una persona o due, o per una sorpresa; una sala grande che ci si possano fare almeno dieci passi, e convincere le persone ad entrarci.
estendere le dimensioni della soglia facendole passare da lineari e simboliche a percorribili, reali ma fantastiche. permettere l’esperienza di un attraversamento lungo e lento della soglia; estenderla anche in altezza, cinque metri, sei. un volume fatto di niente dentro un volume vuoto. appenderle a densità variabile, qua giungla là radura quelle che d’estate si applicavano alle porte, prima dell’aria condizionata e delle porte sigillate. ricordo di averle fatte scorrere tante volte sul mio viso e sul mio corpo, lentamente, anello dopo anello, ad occhi chiusi e braccia aperte chi ci riesce troverà un proprio percorso esitante tutto interno al né dentro né fuori, unico orientamento le variazioni di densità di quel niente che sono i fili di plastica. tutto interno alla soglia, all’interno del né dentro né fuori per dieci passi, e senza lasciare traccia né sentiero, ché le corde tornano al loro posto una volta passati

4 thoughts on “esitazione o della densità del vuoto”

  1. ma i bloggers lo sanno cosa si perdono qui?

    mah…..

    in ogni caso io sto. in bilicoqui

    e rimumblo dondolando dentrofuoridentro pensando a quella benedetta domanda inevasa in-evadibile? (((si dice?) ((si fa? si può ci avvera?))) mi chiedo. ecco la sosta. ecco che tendo al rimedio. ma quale? dentro o fuori o

    nel bolo di spaziofermento che con-cede speranza?

    grazie.

  2. è bello, molto bello quel che bolle in pentola qui da te…io gioco sempre col tempo, il tempo di andare, quello di tornare, quello che il pomeriggio di quasi ogni giorno alle ore 17.00 mi tine intrappolata …che non potrò esserci, che ci proverò…che non è facile in questa città così grande e gonfia di trovare un modo per alleggerirsi…eppure come ti scrissi in privè, quella libreria che era chiusa che tu non c’eri quando venni finalmente era una piccola astronave di saggezza, dalle vetrine niente di banale, che ti viene di stare dentro e non fuori, nè dubbiosamente sul ciglio della porta. ma certamente tra la braccia calde di uno scrigno di libri buoni e importanti. Hai ragione Iole: ma gli altri lo sanno?? un caro saluto a entrambe

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