i vivi


Calasso scrive: “…ci sono delle incompatibilità coatte: il letterato non vuol sentire della saggezza orientale; l’insoddisfatto che insegue la saggezza orientale non vuole sentire di letteratura; l’erudito non vuole sentire di esperienze non libresche, chi fa esperienze non libresche non vuol sentire di filologia; chi si fida della scienza non si fida delle verifiche della mistica; chi onora la mistica aborre le ricerche sperimentali; chi guarda al moderno vede la barbarie nel passato; chi guarda all’antico vede la degenerazione nel presente.

Corollari: il letterato parla per luoghi comuni delle cose ultime; il lettore di divulgazioni dell’oriente ama qualunque forma di kitsch spirituale; l’erudito non sa vivere; l’uomo che conosce la vita fa errori di sintassi; lo scientista spiega il mondo riducendolo a una povera immagine; l’entusiasta non sa fare i conti; il neofilo non vede l’antichità del presente; il restauratore non vede la modernità dell’antico. Tutte queste incompatibilità sono un’invenzione abbastanza recente, una conseguenza fra tante di quel fecondo principio schizoide che da tempo ci governa. chi non obbedisce a queste massime è sospetto, qualcosa di poco serio, un eclettico, un uomo che semina la confusione. Bazlen non obbediva a nessuna di queste incompatibilità – e ad altre ancora. In tale senso nessuno come lui sapeva seminare quella confusione.”

“Un tempo si nasceva vivi e a poco a poco si moriva, ora si nasce morti – alcuni riescono a diventare a poco a poco vivi”, così diceva Bobi Bazlen, lo “sciamano in abiti borghesi”.
I miei vivi – shapeshifters – sono da contrapporre agli automi spermatici e ovocitici di Albert Caraco.

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