Happy Unniversary

Apice

Il raggio del sole della sera

che una finestra sperduta

riflesse

in un istante indifferente –

arde,

in un ricordo svanito,

nella mia memoria di oggi

all’improvviso…

 

Il suo effimero brivido

zigzaga, ondula, fugge,

nel mio ricordo…

– E non poter indovinare

per quale mistero mi si evoca

quest’idea fuggitiva,

così debole che mi tocca appena!…

 

– Ah, non so perché, ma certamente

quel raggio cadente

è stato qualcosa nella mia sorte

che il suo riflesso attraversò…

 

Quanto segreto nel destino di una vita…

 

È come l’idea del nord,

preconcetta,

che sempre mi ha accompagnato…

 

Parigi, agosto 1945

 

da Quasi e altre poesie, Mario de Sa-Carneiro, Via del Vento Edizioni, 2003, trad. di Alessandro Ghignoli

The hellenized woman notes again about the narcissistic tyrant (parte 1)

Volendo sottomettere alla grandezza della Macedonia qualsiasi cosa dell’universo, voleva forzare chiunque a diventare servitore terrorizzato dal suo appetito di conquista e, portandogli via a questo scopo corpo e spirito, gli avrebbe unicamente lasciato, in caso di trionfo, la sola libertà di cui non poteva privare le sue vittime: quella di piangere in segreto la miseria della propria sorte.

da Atene dinanzi a Filippo, in La roccia di Sisifo, Roger Caillois, Lucarini, 1990, a cura di Annamaria Laserra

Une tache de sang intellectuel*

Una macchia di sangue intellettuale
che il sole non asciuga mai. “Oh, che cosa vuoi fare!”
mi gridano i compagni coraggiosi
alti tra le bandiere e le sostanze reali
della festa dei corpi naturali
di lotta e di amor vero.

“Voglio esistere e voi perdonatelo”
rispondo io, di quaggiù, dalla segreta.
“Anche come il viscere della bestia stracciata
anche come il sangue rappreso nella polvere.

Anche il cieco nato può in sé vedere il lampo
e parlarne con gesti imperfetti
e il suo discorso in catene
può atterrire e può dissuggellare.
E chi sempre ha negata l’avventura
può non lontano dalle nostre case
disvelare una terra di miracolo.”

“Oh, cosa aspetti” mi gridano i viventi
impetuosi ancora tra le vendemmie.
“Passa il tuo giorno” gridano, bocche al sole.

“Nessun orgoglio” rispondo “amici cari!
E mi sarebbe dolce essere anch’io
dove voi siete. Ma a ognuno le sue armi.
A voi il fuoco felice e il vino fraterno
a me la speranza scura dentro la notte.

1948

Franco Fortini da Poesia ed errore, Feltrinelli, 1959

*”Toute l’eau de la mer ne suffirait pas à laver une tache de sang intellectuelle” da Lautréamont

sotto il doppio mento di Carlo Emilio Gadda