L’anima è anfibia, vive in due diversi luoghi: nei corpi e nella mente

Nel frammento di David di Dinant viene sviluppata l’idea aristotelica per cui l’anima rappresenta innanzitutto la capacità di patire del corpo. Quando si parla di anima, in questi testi, non è assolutamente qualcosa che rappresenti il nostro vero “io”, deposito e possesso personale contrapposto al corpo, bensì è quella parte che svolge proprio le funzioni più importanti del corpo, definendo innanzitutto la sua capacità di sentire e di subire affezioni.

Il dio sensibile. Saggio sul panteismo, Emanuele Dattilo, Neri Pozza, La Quarta Prosa, collana diretta da Giorgio Agamben, p.43

Questo faccio per ponere requie allo animo mio

Dice Salamone: “Non è cosa nova sotto lo sole, ché cosa che pare nova stata è”.
“Innello narrare le istorie de Romani como te impacci delli fatti de Alisantro?” Responne Tito Livio e dice: “Questo faccio per ponere requie allo animo mio”. Quasi dica: “Lo animo mio ène stimolato de scrivere questa materia. Voglione toccare. Puoi me se posa consolato lo mio animo”.
Come dico io: “L’animo mio stimolato non posa finente dio che io non aio messe in scritto queste belle cose e novitati le quale vedute aio in mea vita”.

(…)

Scrive Tito Livio nello proemio dello sio livro, nella prima decada. Dice: “Mentre che sto occupato a scrivere queste cose, so’ remoto e non veggo crudelitati le quale per tanti tiempi la nostra citate hao vedute”. Così dico io: “Mentre che prenno diletto in questa opera, sto remoto e non sento la guerra e li affanni li quali curro per lo paese, li quali per moita tribulazione siento tristi e miserabili non solamente chi li pate, ma chi li ascoita”.

Prologo e primo capitolo, dove se demostra la rascione per la quale questa opera fatta fu. Cronica. Vita di Cola di Rienzo, Anonimo Romano, Rizzoli, BUR, Introduzione e note di Ettore Mazzali

Il potere tra i sessi

“Si tratta di pensare diversamente il rapporto fra i sessi. Pensare diversamente, ripensare la differenza fra i sessi e non pensarla come una eguaglianza, perché non è un’eguaglianza. A mio avviso, va dato senso alla differenza sessuale, va restituito un significato alla differenza sessuale, ma non un significato che indichi gerarchie di potere, ma un significato che valorizzi la differenza.” (da 20:23)

Qual è stato l’impatto dei Navigator a oggi?

“Stando agli ultimi dati pubblicati dall’Anpal al 30 settembre 2021, su un totale di 1,1 milioni di beneficiari del reddito di cittadinanza tenuti alla sottoscrizione del patto per il lavoro, solo 420.689 sono stati presi in carico dai centri per l’impiego, cioè il 37,9%. Il rapporto dell’Anpal non dice quanti di questi abbiano poi effettivamente trovato un posto”

Il paradosso dei Navigator disoccupati, reportage di Gabriele D’Angelo, L’Essenziale, 4 dicembre 2021

Che il patto tra i centri per l’impiego,  le Regioni, l’Anpal e il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, invece, non preveda un riscontro (feedback) riguardo l’impatto degli interventi (pagati dai contribuenti), è il segno dell’inadeguatezza di chi amministra e gestisce la res publica e le sue risorse.

Le facoltà di perdonare, di fare e mantenere promesse

Il possibile riscatto dalla situazione di irreversibilità – di non poter disfare ciò che si è fatto – è la facoltà di perdonare.
Il rimedio alla imprevedibilità, alla caotica incertezza del futuro, è contenuto nella facoltà di fare e mantenere promesse. Entrambe le facoltà dipendono dalla pluralità, dalla presenza e dall’azione degli altri, perché nessun uomo può perdonare se stesso e nessuno può essere vincolato da una promessa fatta solo a se stesso.

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The possible redemption from the predicament of irreversibility -of being unable to undo what one has done-is the faculty of forgiving.
The remedy for unpredictability, for the chaotic uncertainty of the future, is contained in the faculty to make and keep promises. Both faculties depend upon plurality, on the presence and acting of others, for no man can forgive himself and no one can be bound by a promise made only to himself.

Hannah Arendt citata da W.H.Auden nel saggio Brothers & Others, in Selected Essays, Faber, 1960

sotto il doppio mento di Carlo Emilio Gadda