Teaching

Small exaltations of spirit demand
groundedness. Now too long
past dawn it’s time to get down to
listening, learn to talk too
without interference from
yourself, doing what’s been
given to be done.

Insegnamento

Piccole esaltazioni dello spirito esigono
solidità. Ora da troppe ore
passata l’alba, è tempo di mettersi
all’ascolto, anche di imparare
a parlare senza interferenza
dal proprio io, facendo ciò che
ci è dato di fare.

da Cemento e carota selvatica, Margaret Avison, De Vecchio Editore, a cura di Laura Ferri

Solus

O nulla, o vita mia, o vano spazio:
anche nel sole c’è una bianca assenza,
posata sui gradini e sulle statue.
O nulla, o vita che s’inventa al caso:
c’è sempre, nella festa e nel sereno,
lo gnomo dell’inganno. E le macerie
salgono in gesti inesistenti al cielo,
additano nel vuoto i lunghi sogni
della mia infanzia : e i corpi dei soldati
obliqui tra i sentieri…

Ma non so inventare
più il mio futuro: la mia sorte è uguale
agli uomini in silenzio dietro i morti.

da Poesie, Marcello Landi, Editrice Nuova Fortezza

a L.

Il pompiere e l’ammalato

C’era una volta, in una casa che stava bruciando, un ammalato; in questa  casa entrò un pompiere.
Il malato disse: – Non mi salvi, cerchi piuttosto di salvare quelli che sono sani.
– Vuole essere così gentile da spiegarmi perché? – Chiese allora il pompiere, che era una persona educata.
– Niente di più chiaro, – rispose il malato. – I sani dovrebbero essere preferiti in ogni caso, perché sono utili al mondo.
Il pompiere, che era un po’ filosofo ponderò la risposta del malato e mentre cadeva una parte del tetto disse:  – Sta bene. Ma così, tanto per parlare, qual è secondo lei il servizio più adatto per le persone sane?
– Non c’è risposta più facile, -rispose il malato, – il servizio più adatto per le persone sane è aiutare i deboli.
Il pompiere riflettè di nuovo senza nessuna fretta e poi, mentre una parte del muro crollava, disse: – Potrei perdonarla,, caro signore, di essere malato, ma non posso  assolutamente perdonarla d’essere tanto stupido.
E cosi dicendo, dato che era un uomo profondamente  giusto, alzò la scure e inchiodò l’ammalato al suo letto.

da Favola crudele, Robert Luis Stevenson, Stampa Alternativa, 1985, a cura di Antonio Veneziani, con i disegni di Charles Altamont Doyle

Cantico

Dammi la mano, uniamoci.

Che le mie radici scavino la tua terra profonda
Che esauriscano la sete del mio fogliame
Ti cullerò nell’arco dei miei rami
Il vento è dolce, quando freme ai fili di luce
Che il sole semina.

Dammi la mano, uniamoci.

Che la febbre delle mie vene, il fuoco del mio sguardo
Trovino pace nelle tue braccia,
La tua mano è la culla di ogni vita
Il tuo seno il calice di ogni nascita.

Dammi la mano, uniamoci.

Lungi dal tuo respiro, sono albero sradicato che il sole divora
Mi disseto alla magnificenza dei tuoi seni.
Non me ne sazierò mai.
La mia presenza, nel bagliore del tuo sguardo la scopro.
Senza presenza, temo la vita: è il tuo seno che mi dà rifugio
Mi rigenero all’ombra della tua misericordia. Mi aggrappo ad essa disperatamente.
Non appartengo a nessuna terra. Tutte le mie strade conducono al tuo seno.
Se mi rivolto, la rivolta mi riporta a te.

Tu sei il tempo che placa il mio smarrimento
Tu sei il tempo che ritma l’armonia della Creazione.

Dammi la mano, uniamoci.

Senza te, erro nel caos
Guerreggio contro cielo e terra
Il mio ardore mi conduce verso battaglie già perse in partenza.

è il tuo seno, dove riposa la mia pace
è il tuo seno, che guarisce le mie ferite
è il tuo seno, ove ritrovo il mio respiro
è sul tuo seno che abbasso la fronte
è sul tuo seno che il mio corpo freme e si compie
è sul tuo seno che si merita il perdono.

Tu sei sempre là ad attendermi
Vengo nell’ora della debolezza.

So che mi libererai dell’armatura
Che resterò indifeso di fronte alle minacce del mondo ostile
Ma le tue braccia mi proteggono e mi proteggeranno sempre,
Finché il mio essere si esalterà in te.

L’armatura deposta ai tuoi piedi, me ne copro di nuovo,
Mi slancio ove mi portano i venti
Tra tutte le mie lotte, la più dura
è contro la tua immagine
Più delle altre è senza speranza
E verso te torno sempre
Per aprire la porta della mia nascita.

Dammi la mano, uniamoci.

Tu sei il tempio della mia preghiera
Tu sei il tempio della mia pace.

Cantico di Farba, in Pianeta n.29 diretta da Louis Pawles

Fotografia di Bruce Davidson

sotto il doppio mento di Carlo Emilio Gadda