L’invidia

L’invidia, unico vizio che non implica piacere, è tristezza del mondo, ed è forse l’unico vizio non confessabile, tende a raffigurarsi esistenze altrui come felici, dunque invidiabili, e a considerarle perciò minacciose, capaci cioè di diminuire il nostro essere. Il che è, a ben vedere, irrealistico e del tutto immaginario, poiché ogni esistenza ha verosimilmente la sua quota di infelicità, o di male, e non ha senso confrontarla con la propria, per poi sentirsi sventurati. Si tratta di un vizio, o passione che si nutre di immaginario, “e dato che l’immaginazione è virtualmente infinita, non ha bisogno di elementi o conferme esterne per svilupparsi e crescere”. L’invidia orienta la nostra attenzione su ciò che non abbiamo (… un tema di molte fiabe), su quello che ci manca, su quello che non c’è, sull’irrealtà. Inoltre, l’invidioso considera l’altro come un ostacolo, da eliminare o da superare, e così distrugge ogni relazione.

da Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio, Filippo La Porta, Bompiani

Frescona, non di questo mondo

Mio padre, Tommaso Gomez, non si sarebbe mai detto un uomo di questo mondo, benché nel mondo camminasse ormai da oltre sessantacinque anni. Non ho mai conosciuto una persona così assolutamente tranquilla e ignara di quello che è bene fare nel proprio interesse. Davvero non ho mai incontrato nessuno che, da anni, con una costanza tanto composta e silenziosa, radunasse tutti i suoi sforzi, esercitasse così sottilmente il cervello e impegnasse tutta la sua energia a un definitivo, totale fallimento della propria vita nel mondo.

Non che egli fosse sfortunato – tutt’altro -, e nemmeno gli mancavano qualità d’intelligenza, di simpatia e infine di cultura. Avrebbe potuto essere un vero signore se, nascendo, non avesse portato con sé da quel luogo misterioso da cui irrompono sulla terra uomini e animali, un sentimento delizioso e terribile: l’indifferenza! e qualcosa di ancora più complicato: la semplicità! Fra queste due idee, egli camminava da moltissimi anni (…)

da Che?…Che cosa?…, in L’infanta sepolta, Anna Maria Ortese, Adelphi

 

 

Io sto con Mimmo Lucano

“Nell’organizzare l’accoglienza dei migranti a Riace, Lucano ha reagito ai ritardi e alle inadempienze dell’Amministrazione dell’interno con numerose e ripetute forzature amministrative. Lo ha fatto alla luce del sole e rivendicato in mille interventi e interviste.

(…)

L’attività del sindaco di Riace è stata monitorata e scandagliata dalla Procura di Locri e dalla Guardia di finanza per anni e facendo ricorso a prolungate intercettazioni telefoniche: in terra di ‘ndrangheta, in una regione in cui le condanne per corruzione si contano sulle dita di una o due mani e la distruzione dell’ambiente è la regola, questa vicenda meritava il primo posto (o quasi) nelle priorità dell’ufficio? ”

da Non è giustizia di Livio Pepino

sotto il doppio mento di Carlo Emilio Gadda