The grabbing hand (IT DE / DE IT)

(…)

Così, ogni carne va al cilicio del sale: il frutto di cenere delle nostre veglie, la rosa nana delle vostre sabbie, e la sposa notturna riaccompagnata a casa prima dell’aurora…
Ah! ogni cosa vana al vaglio della memoria; ah! ogni cosa insana ai pifferi dell’esilio: il puro nautilo delle acque libere, il puro impulso dei nostri sogni,
E i poemi della notte ripudiati prima dell’aurora,
l’ala fossile incastrata nei grandi vespri d’ambra gialla…
Ah! bruciamo, bruciamo, all’avvento delle sabbie,
tutti questi detriti di piuma, di unghia, di capigliature dipinte e di tele impure;
E quanto ai poemi nati ieri, ah! i poemi nati una sera al bivio della folgore, sono come cenere nel latte delle donne, infima traccia…
E componendo per me, con ogni cosa alata di cui non conoscere l’uso, un puro linguaggio senza scopo né corso,
Ecco che concepisco ancora un grande poema delèbile…

da Esilio (IV) , Saint-John Perse, SE Studio Editoriale, trad. di Stefano Agosti

In 5 years

L’armata

Una notte nel transito dei carri
ci desterà un odore di acciaio
parole guaste, tonfi di cavalli
sudore, amaro, vento di pennacchi.
Udremo scalpicciare i chiusi armigeri
sotto le voci rare
e un rullio di carriaggi dal largo
zittire i siti.
Così avverrà il passaggio dell’armata.
Nella piazza schiacciata
ci incontreremo all’alba ammutoliti.

da L’erba bianca, Giorgio Cesarano, Schwarz Editore

Dublinato

5.50…9.35 – 11.35

It was not Death, for I stood up,
And all the Dead, lie down –
It was not Night, for all the Bells
Put out their Tongues, for Noon.

It was not Frost, for on my Flesh
I felt Siroccos – crawl –
Nor Fire – for just my Marble feet
Could keep a Chancel, cool –

And yet, it tasted, like them all,
The Figures I have seen
Set orderly, for Burial,
Reminded me, of mine –

As if my life were shaven,
And fitted to a frame,
And could not breathe without a key,
And ’twas like Midnight, some –

When everything that ticked – has stopped-
And Space stures all around –
Or Grisly frosts –  first Autumn morns,
Repeal the Beating Ground.

But, most, like Chaos – Stopless – cool –
Without a Chance, or Spar –
Or even a Report of Land –
To justify – Despair.

Emily Dickinson (1862)

***

trad. di Barbara Lanati

Non era la morte, perché stavo in piedi,
mentre i morti, tutti, stanno distesi –
Non era la notte, perché le campane
a distesa suonavano il mezzogiorno.

Non era il gelo, ché sulla carne
sentivo lo scirocco – strisciare –
Non era il fuoco – ché i miei piedi di marmo
un altare avrebbero ghiacciato-

Eppure il sapore era quello,
e le forme composte,
che ho visto pronte alla sepoltura,
mi ricordavano  –  la mia –

Era come se la mia vita fosse stata
piallata e forzata in una struttura,
come se la chiave mancasse e con essa il respiro,
come a mezzanotte, a volte –

quando il ticchettio del mondo s’arresta –
e lo spazio fissa le cose d’intorno
e i morsi del gelo, i primi mattini d’autunno
attanagliano il respiro del suolo.

Ma più d tutto era il caos, freddo, perenne
senza un appiglio, un albero di nave,
neppure, un segnale di terra,
a giustifica della – Disperazione.

sotto il doppio mento di Carlo Emilio Gadda